A Pristina si è svolta la prima marcia nella quale le sopravvissute a violenza sessuale durante la guerra riconquistano la propria libertà. Sono circa 20000 i casi di stupro durante il conflitto.

Come si legge sui canali social della Fondazione Mukwege le sopravvissute kosovare si sono riappropriate realmente della loro libertà facendo venir meno tutti gli stigmi legati alla violenza sessuale in tempo di guerra. 


Fin dal  2019, i membri del network SEMA hanno  lavorato con il Centro di riabilitazione per le vittime di tortura del Kosovo per chiedere una giornata speciale per riconoscere l sofferenze subite. Il centro (KRCT) insieme all’Ufficio della Presidnenza del Kosovo, con decine di studenti, hanno marciato venerdì scorso per le strade di Pristina a supporto delle survivors vittime di violenza sessuale durante la guerra del Kosovo del 1998-1999.
La marcia si è snodata per le vie della capitale kosovara in diverse tappe. È passata davanti al memoriale Heroniat, ove è presente un’installazione con il numero 14 che simboleggia la data commemorativa per i sopravvissuti. Qui sono stati apposti degli adesivi con riportata la scritta: “Be my voice”(sii la mia voce).

Come riporta il sito prishtinainsight.com all’evento è intervenuta Donika Cada-Bujupi, consigliere del presidente Vjosa Osmani. Cada-bujupi ha dichiarato che le sopravvissute devono essere al centro del processo di guarigione.
“Lo stupro di oltre 20.000 donne in Kosovo durante la guerra, ma anche quello che sta accadendo in questi mesi in Ucraina, dimostrato che l’umanità continua ad attuare crimini sessuali. Le survivors devono essere al centro del processo di guarigione, perché nonostante questi atti disumani, ancora nessuno è riuscito a piegare questi uomini alle loro vittime”.
Anche il Ministro della Giustizia Albulena Haxhiu ha partecipato alla marcia dichiarando: “Ci inchiniamo al vostro coraggio e alla vostra forza senza pari. Siamo insieme e sensibilizzeremo la società sull’orrore vissuto da queste persone. Dobbiamo combattere lo stigma e stare al loro fianco. La guerra ha avuto gravi conseguenze, con molti crimini”.  Inoltre il ministro ha sottolineato come il suo Ministero realizzerà una strategia che affronti in particolare l’assistenza psico-sociale per i sopravvissuti alle violenze sessuali durante la guerra e spingerà il Parlamento ad adottare un progetto di legge che crei un istituto per la documentazione dei crimini contro l’umanità durante la guerra in Kosovo.
La survivor Vasfije Krasniqi Goodman, durante la manifestazione, ha chiesto un minuto di silenzio per un’altra sopravvissuta morta solo pochi giorni fa. Krasniqi ha dichiarato: “Il 14 aprile 1999 è stato il giorno peggiore della mia vita, da oggi voglio trasformare questo giorno in forza e coraggio”.


I DATI 

Secondo i dati riportati dalle istituzioni kosovare, sono circa 20.000 i casi di violenza sessuale pepetrati da membri delle forze armate serbe durante la guerra. Dal 2014, anno in cui fu approvata la legge, le survivors di violenze sessuali possono ricevere lo status formale di vittima di violenza sessuale. A loro viene corrisposta una pensione mensile di 230 euro. Da allora sono oltre 1.000 le donne che sono state ufficialmente riconosciute come vittime di guerra sessuale durante il conflitto.

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