APPELLO SEMA Network

Tracciare una Linea Rossa per Porre Fine al CRSV 


Invito all'AZIONE

 

di SEMA, la Rete Globale delle Vittime e dei Sopravvissuti alla Violenza Sessuale in Tempo di Guerra

SEMA, la Rete Globale delle Vittime e delle Sopravvissute alla Violenza Sessuale in tempo di Guerra, si batte per un mondo in cui la violenza sessuale non venga più usata nei conflitti e in cui gli Stati esigano che gli altri Stati si responsabilizzino e rispettino i loro obblighi internazionali, adottando misure concrete per prevenire, rispondere e risarcire i gravi danni causati dalla violenza sessuale.

Noi, membri SEMA, abbiamo un profondo senso di rabbia e delusione per il fallimento decennale della comunità internazionale nel porre fine all’uso della violenza sessuale legata ai conflitti.

Noi, membri SEMA, in consultazione con le reti di vittime e sopravvissuti/e nei nostri paesi d’origine, ci esprimiamo apertamente contro il continuo uso della violenza sessuale nei conflitti, la continua impunità degli Stati e degli individui per tali atti e la continua incapacità della comunità internazionale di intraprendere azioni significative per prevenire e rispondere quando si verifica l’uso della violenza sessuale legata ad un conflitto.

Noi e altri attori che lavorano per sostenere la nostra lotta per la giustizia, la responsabilità e il risarcimento, non possiamo combattere questa battaglia da soli. Chiediamo azioni concrete da parte degli Stati.

 

 

Foto Cortesia di Mukwege Foundation

 

Preambolo

  • Allarme per il continuo verificarsi di violenze sessuali legate al conflitto e per le sue gravi e devastanti conseguenze per le vittime, le sopravvissute, i loro figli, le famiglie e le comunità;
  • Riconoscere, sviluppare e sostenere pienamente il prezioso lavoro già svolto dalle vittime e dai sopravvissuti/e nei loro contesti nazionali e internazionali, compresa la Dichiarazione di Kinshasa; e riconoscendo il coraggio di coloro che si sono fatti avanti per parlare delle loro esperienze;
  • Riconoscere altre importanti iniziative internazionali, come il quadro d’azione delle Nazioni Unite per la prevenzione della violenza sessuale legata ai conflitti e il Codice Murad;
  • Esprimere profonda rabbia per il fatto che, sebbene esistano numerosi obblighi legali per contrastare la violenza sessuale legata ai conflitti, tale violenza continua su vasta scala; vi è una grave mancanza di applicazione di tali obblighi, e di partecipazione significativa ai processi di indennizzo per vittime e sopravvissuti/e;
  • Esprimere inoltre preoccupazione per il fatto che gli sforzi per ottenere giustizia e individuare le responsabilità, si concentrino principalmente su singoli individui, senza prestare un’adeguata attenzione alla responsabilità dello Stato;
  • Esprimere profonda preoccupazione che, nonostante i numerosi inviti all’azione da parte dei sopravvissuti/e, le nostre voci non vengano spesso ascoltate e la gravità dell’impatto della violenza sessuale legata ai conflitti sulla vita degli individui e delle comunità non sia sufficientemente riconosciuto, anche in materia di stigmatizzazione sociale e discriminazione;
  • Ricordare che le vittime e i sopravvissuti/e devono essere al centro di tutte le risposte e avere il diritto di partecipare allo sviluppo di tutte le misure volte ad affrontare la violenza sessuale connessa ai conflitti;

Invito all'Azione

Mentre gli Stati si riuniscono alla conferenza PSVI, SEMA li invita a lavorare con i propri membri per creare un mondo libero dalla violenza sessuale legata ai conflitti. SEMA invita gli Stati alla:

PREVENZIONE

  1. Attuare il Quadro per la prevenzione della violenza sessuale legata ai conflitti, tra cui: sviluppare o rafforzare i piani nazionali di prevenzione con indicatori di violenza sessuale legata ai conflitti; così come misure che dovrebbero essere adottate a livello internazionale, nazionale e comunitario; e misure per prevenire il ripetersi di violenza sessuale, discriminazione e stigmatizzazione.
  2. Sostenere l’importante lavoro svolto dei sopravvissuti e dalle vittime nella prevenzione della stigmatizzazione.

RISPOSTA

  1. Fornire pieno sostegno ai gruppi e alle reti di sopravvissuti/e affinché si uniscano per parlare, per dire la loro verità, e di cercare e sostenere soluzioni per loro stessi e per le loro comunità.
  2. Fornire assistenza olistica e risarcimenti incentrate sulle sopravvissute, al fine di garantire che i sopravvissuti e le vittime siano in grado di ricostruire le loro vite, di reintegrarsi nelle loro comunità e di prevenire ulteriori stigmatizzazioni e danni.
  3. Rimuovere tutte le barriere, come le restrizioni sui visti e la mancanza di mezzi finanziari, che impediscono ai sopravvissuti e ai gruppi di sopravvissute di impegnarsi in modo significativo con la comunità internazionale.
  4. Attuare il Codice Murad, compresa la sua traduzione nelle lingue locali e che tutti gli attori statali siano formati e che applichino le norme nel momento in cui si relazionano con i sopravvissuti e le vittime.
  5. Sostenere gli sforzi locali di costruzione della pace e riconciliazione. Gli sforzi di costruzione della pace e di riconciliazione devono riconoscere i crimini e le violazioni dei diritti umani che si sono verificati e non dovrebbero servire per mettere a tacere i sopravvissuti alla violenza sessuale legata al conflitto.

GIUSTIZIA E RESPONSABILITA’

  1. Rendere gli altri Stati responsabili, compresi i leader di alto livello, degli obblighi legali che hanno assunto; le sanzioni e le altre misure punitive dovrebbero essere usate come un potente avvertimento per coloro che sono coinvolti in tale violenza o che permettano che si verifichi. Persone sospettate di perpetrare o consentire l’uso di violenza sessuale non dovrebbero essere accolti favorevolmente nella comunità internazionale.
  2. Garantire che le indagini e le azioni penali siano condotte in modo tempestivo e che includano persone scomparse e crimini commessi contro le popolazioni vulnerabili, come gli sfollati e coloro che fuggono dai conflitti.
  3. Garantire che siano fornite misure di protezione adeguate, compresi rifugi sicuri, e che i dati e le informazioni identificative siano rigorosamente protette.
  4. Attuare iniziative in materia di giustizia e responsabilità in primis a livello nazionale.

RISARCIMENTO

  1. I processi giudiziari devono sempre includere i risarcimenti.
  2. Attuare la Dichiarazione di Kinshasa sui Diritti al Risarcimento e alla Co-creazione attraverso una Partecipazione Significativa ai Processi di Risarcimento; che include il diritto al risarcimento per tutti i bambini nati da vittime e sopravvissute e il diritto delle vittime e dei sopravvissuti alla co-creazione in tutte le parti del processo di risarcimento.