Foto Bambino triste con bandiera ucraina dipinta sulla guancia vicino a nessuna scritta di guerra sul nero, striscione creato da KseniiaKhytraBO

L’invasione russa dell’Ucraina sta mostrando il volto più duro della guerra nel cuore dell’Europa.

Se prima c’erano solo ipotesi ora Human Rights Watch, l’osservatorio sui diritti umani, sta documentando le violazioni delle leggi di guerra che l’esercito russo sta compiendo a danno della popolazione. Tra i casi certificati c’è un caso di stupro ripetuto, esecuzioni sommarie e altri casi di violenze illegali. Molti soldati sono stati anche autori di sciacallaggio di proprietà civili, e saccheggio di cibo e vestiti. Tutti gli autori di questi abusi sono direttamente responsabili di crimini di guerra.

Come pubblicato sul loro sito hrw.org, Hugh Williamson, direttore Europa e Asia centrale di Human Rights Watch ha dichiarato: “I casi che abbiamo documentato ammontano a indicibili, deliberate crudeltà e violenze contro i civili ucraini. Stupri, omicidi e altri atti violenti contro le persone sotto la custodia delle forze russe dovrebbero essere indagati come crimini di guerra

Tra le decine di atti criminali compiuti ci sono quelli documentati nel villaggio di Vorzel, a cinquanta chilometri da Kiev. Qui i soldati russi, dopo aver lanciato una granata fumogena in un seminterrato, hanno sparato a una donna e una bambina di 14 anni mentre uscivano allo scoperto. La donna è morta per le ferite due giorni dopo e l’uomo che l’ha assistita ha riferito a Human Rights Watch che la bambina invece è morta sul colpo.

Un’altra donna ha dichiarato di essere stata ripetutamente violentata in una scuola di Kharkiv da un soldato russo. L’uomo in divisa l’ha anche picchiata e ferita in viso e sul collo con un coltello. Riuscita a fuggire il giorno seguente è riuscita ad ottenere cure mediche, potendo anche fotografare le ferite subite e consegnarle all’osservatorio per i diritti umani.

Le leggi di guerra proibiscono l’uccisione volontaria, lo stupro e altre violenze sessuali, la tortura e il trattamento disumano dei combattenti catturati e dei civili in custodia. Sono proibiti anche saccheggio e razzia. Tutti coloro che commettono tali atti, o aiuti a commetterli, oltre ai comandanti che non hanno proibito o fermato gli esecutori materiali, sono responsabili di crimini di guerra.

In questa situazione che sembra peggiorare di giorno in giorno Stop Rape Italia sta cercando di mantenere alta l’attenzione su queste atrocità.
Purtroppo, le notizie che riguardano stupri e violenze sessuali a danno di civili, donne e bambine, in Ucraina non rappresentano una sorpresa. Quanto accaduto già nel 2014 nel corso del conflitto nella regione del Donbass, in cui entrambe le parti coinvolte, hanno fatto ricorso all’arma della violenza sessuale, avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme di cosa sarebbe potuto accadere e di come la brutalità contro le donne aumenta in contesto di guerra e di crisi umanitarie”- dichiara Tibisay Ambrosini coordinatrice di Stop Rape Italia “Condanniamo fermamente l’uso dello stupro come arma di guerra e strumento di tortura e intimidazione in tutti i conflitti, e siamo grati al lavoro svolto sul campo da HRW per verificare i casi denunciati e raccogliere testimonianze e prove. Si tratta di un’attività fondamentale per garantire alle vittime di questi crimini giustizia e riparazione e che va condotta evitando una seconda traumatizzazione per le sopravvissute” conclude Ambrosini.

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