CAMPAGNA di SENSIBILIZZAZIONE

STOP RAPE

CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE

Comunicato Stampa Al via la campagna di sensibilizzazione STOP RAPE ITALIA

  download - CS Stop Rape Italia 19 giugno 2018 Roma (19 giugno 2018): Al via la campagna di sensibilizzazione STOP RAPE ideata per STOP RAPE ITALIA in occasione della III Giornata Internazionale indetta dalle Nazioni Unite per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti. Stop Rape Italia è membro della International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict, realtà fortemente voluta da 5 donne Nobel per la Pace riunite nella Nobel Women’s Initiative e che ad oggi riunisce 5000 membri tra organizzazioni impegnate nella difesa dei Diritti Umani, esperti, attivisti e sopravvissute.     Jody Williams (Premio Nobel per la Pace 1997), in occasione di una missione in Italia, durante la quale partecipò ad un’audizione alla Commissione Esteri del Senato e ad un colloquio privato con l’allora presidente del Senato Pietro Grasso e la Sen. Silvana Amati, descrisse il suo impegno contro lo stupro come arma di guerra. In seguito a quell’incontro nacque nel 2014, Stop Rape Italia, che accolse con entusiasmo l’invito da parte della stessa Jody Williams, ad impegnarsi per contrastare le violenze sessuali connesse alle guerre, affrontando il fenomeno come una questione umanitaria connessa al disarmo ed alla violazione dei Diritti Umani. “Usare lo stupro, quale arma di guerra e tortura significa voler lacerare il corpo e l’anima delle vittime affinché anche le comunità ne soffrano per sempre. Tutto in pieno disprezzo del principio di umanità” dichiara Tibisay Ambrosini, coordinatrice nazionale per Stop Rape Italia. “Le vittime sono principalmente donne e ragazze ma è un fenomeno che riguarda anche uomini e bambini. Il loro corpo diventa estensione del campo di battaglia dove esercitare impunemente tortura ed umiliazioni, a volte sino alla morte. Per chi sopravvive non è facile parlare e tornare ad una vita normale, il nostro obiettivo è essere al fianco di queste donne, essere la voce di chi non può parlare ed amplificare la potenza delle parole di chi ha trovato il coraggio di farlo” conclude Ambrosini. Ambasciatrice della campagna è Michela Andreozzi, attrice e regista, che ha dato il proprio volto per aiutare a portare alla luce le storie di queste donne “Da donna non riesco a rimanere indifferente di fronte alle sofferenze fisiche e morali che la guerra, in alcune parti del mondo, provoca alle donne” dichiara la Andreozzi e conclude “Questo è il mio modo per dire, insieme a queste donne: ora basta”. La campagna di comunicazione è stata ideata e realizzata da The Kitchen, boutique creativa e casa di produzione. Francesca Singer e Giannandrea Russo hanno voluto fortemente The Kitchen al fianco di Stop Rape Italia contro la violenza sessuale nei conflitti. “Come donna, ma soprattutto come persona sono felice di aver potuto partecipare a questa operazione. Speriamo di essere riusciti a dare la giusta forza alla campagna, perché si possa portare all’attenzione generale un tema delicato ma di notevole rilevanza.” dichiara la Singer. Stop Rape Italia ha ottenuto anche il supporto della nazionale femminile di hockey sul prato, che in occasione della qualifica ai mondiali ha deciso di utilizzare la visibilità offerta dall’evento sportivo per diffondere il nostro messaggio, e dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) che conosce profondamente il tema in merito alla situazione vissuta dall’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. ------------ Per interviste Tibisay Ambrosini 3481049619 t.ambrosini@stoprapeitalia.it; Per materiale foto e video Patrizia Vitanzi ufficiostampa@stoprapeitalia.it

Oggi stupro e violenza sessuale vengono considerate delle vere e proprie armi, tattiche e strategie di guerra, impiegate in maniera diffusa e sistematica per distruggere non solo la singola persona  ma intere comunità.
Le vittime, donne e ragazze ma anche uomini e bambini, sono quasi sempre membri di una minoranza etnica o religiosa o sono parte di un gruppo perseguitato politicamente. Il loro corpo diventa estensione del campo di battaglia dove proseguire gli scontri. 
 
Proprio perché avvengono in situazioni di conflitto e conseguente situazione di collasso delle autorità e dello Stato, queste violenze si svolgono in un clima di impunità che ne favorisce il perpetrarsi. Le donne rimaste vittime e  sopravvissute agli assalti dei loro aggressori, molto spesso subiscono violenza due volte.
Dopo aver subito uno stupro, esse infatti si trovano a dover affrontare enormi difficoltà per accedere alle cure a causa della mancanza di strutture, servizi e della scarsa informazione circa i centri di salute a cui poter accedere gratuitamente.
Rimangono sole nell’affrontare stigma e tabù quando decidono di denunciare l’accaduto e non riescono ad ottenere né giustizia né risarcimenti. Vengono allontanate dalla famiglia, possono essere vittime del delitto d’onore e uccise dai loro stessi familiari. Le conseguenze dello stupro come arma di guerra proseguono anche dopo la fine del conflitto. Problemi fisici e psicologici, malattie a trasmissione sessuale, gravidanze indesiderate…. molte donne arrivano a preferire il suicidio piuttosto che convivere con il ricordo di quanto vissuto.
Colpire le donne significa colpire il cuore delle comunità, distruggere i legami che sono alla base del tessuto sociale e cancellare le possibilità di ripresa dei gruppi etnici dopo il conflitto. 
Durante il conflitto in Bosnia si stima siano state stuprate tra le 20.000 e le 50.000 donne.
In Sierra Leone la stima va dalle 50.000 alle 64.000 donne sfollate che hanno subito violenza sessuale da parte dei combattenti, ed in Rwuanda si calcola che durante il genocidio del 1994 siano state stuprate tra le 50.000 e le centomila donne.
Altri paesi che hanno conosciuto questo orrore sono l’Afghanistan, la Colombia, la Costa D’Avorio, il Mali, il Nepal, la Repubblica Centrale Africana, la Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka il Sud Sudan, Sudan (Darfur).
 
Più recentemente i paesi in cui si sono verificate violenze di genere legate a situazioni di conflitto sono: Iraq, Libia, Myanmar, Siria, Yemen.
 

Campagna di Comunicazione curata da

THE KITCKEN FARM

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